Prove di futuro: visioni e considerazioni

Macchina fotografica digitale, lettore MP3, smartphone, videogame portatile, tablet, smartwatch, sensori fitness, cuffie o auricolari bluetooth, tastiera wireless, registratore vocale, navigatore satellitare in auto, prossimamente occhiali in realtà aumentata, ecc…, ecc…, ecc…
Basta!
Abbiamo troppi doppioni, troppi apparecchi che hanno caratteristiche in comune tra loro e che paghiamo più volte per fare le stesse cose.
Un esempio? Qualsiasi smartphone permette di ascoltare musica come se fosse un lettore MP3, fare fotografie digitali non è più peculiarità solo delle macchine fotografiche, che hanno spesso integrato anche un ricevitore GPS per catalogare geograficamente le foto, lo stesso che monta il nostro navigatore satellitare in auto. E si potrebbe andare avanti…
Voglio prendere tutta questa robaccia Hi-Tech e vedere bene cosa hanno in comune tutti questi aggeggi.
In comune hanno la localizzazione geografica del luogo in cui siamo tramite il ricevitore GPS e la connettività verso le reti che ci permettono di farci sentire e farci trovare; la rete 3G e 4G ci serve per la trasmissione cellulare vocale e internet tramite i provider telefonici mobili, il Wi-Fi ci consente di usufruire di connessione internet con quei cosi chiamati router wireless, il bluetooth consente di accoppiarci ad altre periferiche nelle vicinanze.
L’apparecchio che più di tutti incarna questa situazione è lo smartphone che ha con se molte di queste funzioni, se non tutte.
Ma lo smartphone è oggi un oggetto di design, quasi da ostentare ad ogni occasione utile ed in moltissimi casi l’unico coso che ci avverte di cosa sta succedendo intorno tipo la ricezione di qualsiasi tipologia di messaggio: email, SMS, chiamata vocale, notizie, ecc…
Vorrei immaginare un oggetto come lo smartphone grande come un pacchetto di sigarette relegato in un angolo della borsa oppure in una tasca della giacca; come si farebbe sentire?
Forse ho trovato la vera funzione degli smartwatch: comunicarci i messaggi in arrivo in modo discreto tramite una piccola vibrazione del polso, da tradurre in uno sguardo come facciamo per controllare l’ora.
Visto da questo punto di vista gli oggetti di design non sarebbero più gli attuali smartphone, che potrebbero essere la famosa scatoletta dimenticata chissà dove, ma i terminali che portiamo a vista come appunto lo smartwatch, il tablet, gli auricolari wireless, la fotocamera, gli smartglass, ecc…
Una nuova e moderna famiglia di terminali tutti collegati wireless alla nostra unità centrale di connessione: il famoso coso grande quanto un pacchetto di sigarette, che potrebbe avere unità di batterie di più ampie dimensioni visto che non sarà più visibile ma semplicemente trasportato.
Delegare la parte di comunicazione ad un singolo apparecchio significa togliere agli attuali accessori digitali anche funzioni che non sono più necessarie semplificandone la costruzione e la loro diminuzione di prezzo.
Ecco la mia personalissima visione di futuro per i terminali di prossima generazione; in una parola sola: razionalizzare le risorse.


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