Dynamic Shape Display: tocchiamo quello che vediamo

Da sempre siamo abituati a vedere i soggetti animati attraverso un monitor, ossia uno schermo che riproduce per immagini i soggetti che ci interessa guardare o analizzare; questo tipo di sistema per interfacciarci con i detti soggetti viene definito GUI, Graphical User Interface, ovvero interfaccia utente grafica.
Chiunque leggerà questo articolo lo farà attraverso una interfaccia grafica, che sia essa su un video o una stampa su carta.
Ma alla prestigiosa Massachusetts Institute of Technology un gruppo di ricercatori hanno pensato che, per determintate tipologie di applicazioni, la sola interfaccia grafica non fosse sufficiente ed hanno immaginato una interfaccia alternativa, meglio se tattile: la cosiddetta TUI (Tactile User Interface).
Non si parla della sdoganata interfaccia touch, ma di una tecnica che rappresenta i soggetti in maniera tridimensionale per essere esaminati tramite il tocco. Insomma, un’altra cosa.

Il nuovo “coso” che permette di fare la magia viene chiamato DSD, ovvero “Dynamic Shape Display”; certo che chiamarlo Display (quindi visore) è un pò azzardato dato che non si tratta di uno schermo vero e proprio, ma di una serie di piedini motorizzati che si alzano ad altezze diverse per rappresentare particolari tridimensionali.
Le foto ed il video a corredo sicuramente spiegano meglio di tanti fiumi di parole il concetto ed il funzionamento di inFORM, questo il nome dato all’innovativo sistema di interfaccia Dynamic Shape Display.

Il prototipo inFORM è un pò goffo e mi ricorda tanto gli albori dei sistemi di computing a 8 bit con quei pixel enormi a rappresentare cose molto piccole. Mi ricorda anche quel sistema di ritratti in 3D fatti di chiodi come la classica impronta della mano che fa fuoriuscire / affondare i chiodi ad altezze diverse secondo la nomenclatura dell’impronta.
Ad ausilio dell’inFORM viene anche un proiettore, posto sopra i “piedini galleggianti” bianchi, che definisce le proprietà di colore delle rappresentazioni.
Un Kinect, il popolare accessorio della Xbox, aiuta a rilevare la tridimensinalità dei sooggetti da riprodurre nel DSD.
Viene così naturale presentare un oggetto, da toccare grazie a inFORM, anche a distanze considerevoli; una naturale evoluzione o semplicemente una alternativa alle ben note stampanti in 3D, tanto care ai maker di tutto il mondo.

Come è logico che sia, appena viene presentata una nuova tecnologia, si pensa subito ai possibili campi di utilizzo del sistema Dynamic Shape Display.
Mi piace pensare che il campo della medicina e della chirurgia siano tra i principali possibili destinatari di ogni nuova forma di ritrovato tecnologico o scientifico. Poi penso anche agli attuali sistemi di visione della realtà basato su modellini in scala che necessitano di tempo e denaro per venire alla luce: di sicuro a Bruno Vespa ed a urbanisti e architetti farebbe comodo una simile visione degli ambienti piuttosto che commissionare ed aspettare il realizzo dei plastici per il loro lavoro; inoltre tali rappresentazioni sarebbero facilmente modificabili in maniera dinamica in tempo reale per valutazioni successive.

Come ogni studio, anche inFORM è e sarà suscettibile di cambiamenti e miglioramenti come la diminuzione degli ingombri, l’aumento del numero dei pistoncini, la diminuzione anche la loro superficie emersa, per rappresentare sempre meglio i soggetti.
Mi piacerebbe anche vedere eliminato il proiettore superiore sostituito da led multicolore all’interno dei pistoncini stessi.
Dal video non si capisce ma credo che muovere una tale quantità di piedini generi anche molto rumore acustico, che sarebbe meglio diminuire.
Lo studio per arrivare a inFORM è durato più di dieci anni, sotto il progetto MIT Radical Atoms, ed è stato paragonato ad un iceberg che fa emergere dall’acqua parte di sé. Gli scienziati definiscono nel MIT Radical Atom il sistema secondo cui “tutte le informazioni digitali verranno riprodotte tramite manifestazione fisica di qualcosa, come se l’iceberg apparisse dalle profondità per rivelare la sua massa altrimenti nascosta dall’acqua”.


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